La Natività con i Santi Francesco e Lorenzo di Caravaggio


Prima di capire l’opera più importante di Caravaggio, ossia la Natività, occorre fare un paragone e scoprine il contesto storico e artistico originario. Un'altra Natività, prodotta dall’artista, è l’Adorazione dei Pastori una pala d’altare commissionata nel 1609 da parte della città di Messina e destinata alla Chiesa di Santa Maria della Concezione gestita dai frati cappuccini. A livello tematico si rappresenta la nascita di Gesù Cristo assieme ai re Magi, a San Giuseppe e alla Vergine Maria. L’opera fa riferimento a numerosi elementi religiosi, come il saio di San Giuseppe che è lo stesso in dotazione ai frati cappuccini, le teste chine dei re Magi che richiamano a San Tommaso. La figura della Vergine sdraiata, mentre mostra il Messia agli ospiti, richiama la tradizione bizantina infatti questa opera è anche conosciuta come Madonna del parto, tuttavia questo tipo di raffigurazioni venivano censurate dai stretti canoni della controriforma decisi con il Concilio di Trento del 1563.    


Analisi tematica e stilistica della Natività

Dopo questa breve introduzione necessaria per capire un’opera simile a quella della Natività con i santi Francesco e Lorenzo bisogna trattare di questa opera avvolta ancora in una fitta nuvola di mistero. La Natività era una delle opere più importanti che Caravaggio abbia mai realizzato, commissionata nel 1600 per l’oratorio di san Lorenzo a Palermo. La tela, di cm 268 x 197, racconta la Nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l'episodio "vero". I santi, le madonne del Caravaggio hanno le fattezze degli emarginati, dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo peregrinare e fuggire in lungo e in largo per l'Italia.

Nella “Natività” palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo: san Giuseppe ci volge le spalle ed è avvolto in uno strano manto verde. Sicuramente molto giovane rispetto all'iconografia tradizionale, dialoga con un personaggio che si trova dietro la figura di san Francesco d'Assisi, che alcuni critici pensano possa essere fra' Leone. La presenza di san Francesco è sicuramente un tributo all'Oratorio, che all'epoca era passato alla Venerabile Compagnia a lui devota costituitasi già nel 1564. La figura a sinistra è san Lorenzo. San Lorenzo era il nome dell’oratorio dove era destinata mentre san Francesco era la dedicazione della Chiesa più vicina all’oratorio.

La Madonna, qui con le sembianze di una donna comune, ha un aspetto estremamente malinconico, e forse già presagisce il destino del figlio, posto sopra un piccolo giaciglio di paglia. La testa del bue è chiaramente visibile, mentre l'asino si intravede appena. Proprio sopra il Bambino vi è infine un angelo planante, simbolo della gloria divina. Ciò che conferisce particolare drammaticità all'evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore.

A livello stilistico ci cono alcuni dubbi sul fatto che Caravaggio abbia realizzato questa tela direttamente a Palermo oppure l’abbia inviata da Roma, questo dubbio scaturisce dall’utilizzo di colori, immagini, simboli e soggetti che aveva usato durante la sua giovinezza e richiama al pittore della Cappella Contarelli della Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Tuttavia si è quasi certi che fosse stata realizzata a Palermo perché l’artista era solito a mescolare elementi della sua formazione artistica con quelli dell’attualità.

Nell’oratorio di San Lorenzo, cent’anni dopo, vennero inseriti degli stucchi elaborati da Giacomo Serpotta, essi sono stati realizzati per fondersi insieme alla pala di Caravaggio infatti il loro bianco era in contrasto con l’eccessivo nero e scuro della Natività. 


Il Furto della Natività

I fatti relativi alla storia dell’opera sono molto significativi. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, con una maestria professionale, dei ladri rubano una delle opere simbolo della storia dell’arte occidentale: la Natività. Dal mattino del 17 ottobre nessuno ha più visto questa opera che ha assunto un ruolo chiave durante i maxi-processi di mafia degli anni settanta e ottanta. Secondo il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso il furto va letto con una chiave particolare. All’inizio degli anni sessanta la mafia inizia ad interessarti di arte e ruba numerose opere ed oggetti d’arte per finanziare il traffico di sostanze stupefacenti diventando così la massima esportatrice di droga persino negli Stati Uniti. Nel quinquennio 67-72 sono stati rubati solo in Sicilia più di 4248 oggetti artistici. All’interno dei maxi processi per mafia degli anni settanta ed ottanta la carta Natività, veniva calata dai collaboratori di giustizia per rallentare i procedimenti giudiziari. La lista FBI attribuisce all’opera un valore di venti milioni di dollari. Non si sa, dalle testimonianze emerse, se la tela sia conservata presso la casa di qualche mafioso, sia andata distrutta dai topi o sia stata tagliata in quattro o otto pezzi e venduta all’estero.

L’opera nel 2015 è stata ricollocata al suo posto grazie ad una copia riprodotta sulla base di una fotografia del 1968 tramite il laboratorio Factum Arte di Madrid diretto da Adam Lowe. Con la presenza del Presidente della Repubblica Italiana il Caravaggio perduto è ritornato a livello simbolico al suo luogo di destinazione originale. 

Per approfondire... Una Storia senza nome


Relazione della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul furto della Natività

Download
Relazione 23 febbraio 2018 sui fatti del 18 ottobre 1969
La relazione della commissione parlamentare antimafia
RELAZIONE ANTIMAFIA.pdf
Documento Adobe Acrobat 1.1 MB