LAVORO E LEGALITA' NEL TERRITORIO MODENESE


Le mafie sono percepite come un fenomeno lontano che non appartiene al nostro territorio.

Purtroppo i fenomeni malavitosi che stravolgono la nostra economia locale esistono. Tuttavia ci chiediamo “Ma questa è mafia?

Ogni volta che ci troviamo di fronte al mercato del lavoro irregolare o illegale, in cui non si rispettano le regole contrattuali o in cui sono violate le leggi penali, ci chiediamo se tali situazioni siano di carattere mafioso oppure no.

Ebbene di fronte ad un quesito così complesso, la risposta è altrettanto difficile da accertare e, soprattutto, qualora sia affermativa, da accettare.

Se, nella nostra economia, volessimo individuare situazioni di illegalità che ci facciano gridare con certezza e sdegno che si tratta di associazione a delinquere di stampo mafioso, probabilmente concluderemmo che non si tratta di mafia. Tuttavia occorre osservare i singoli pezzi di un puzzle che, globalmente, va disegnando le forme di un’economia irregolare, illegittima, illegale, mafiosa.

Questi singoli pezzetti di puzzle si chiamano: cooperative spurie, caporalato, frodi fiscali, fondi neri, usura, riciclaggio, reati ambientali ecc.. Si tratta di reati-spia che evidenziano l’esistenza di una criminalità organizzata di stampo mafioso.

La mafia in Emilia – Romagna ha caratteristiche particolari, che derivano dalla peculiarità dell’economia regionale: l’esistenza della RETE DI IMPRESE. Vi è una ricchezza di estensione quantitativa e qualitativa delle imprese.

In Italia, le imprese superano le 200.000 aziende.

Nel settore della logistica, trasporto e facchinaggio esistono 88.000 imprese, solo a Modena. L’Emilia – Romagna ha uno sviluppo economico con alti livelli di reddito e profitto: questo suggerisce alla mafia di intervenire in tale territorio, che rappresenta occasione d’infiltrazione.

L’economia malavitosa cammina e si rafforza laddove il sistema economico risulti stabile e funzionante. La mafia, in Emilia-Romagna, ha caratteristiche peculiari sia nelle modalità poiché la mafia emiliana, più che intimidire, seduce, ricicla, propone soluzioni agli imprenditori in quanto offre contanti, risparmi, scorciatoie, i consigli ‘giusti’ per truccare i profitti; sia nelle attività dell’usura, prestito forzato, fondi neri, reati ambientali, frodi fiscali, lavoro nero, illegale smaltimento dei rifiuti, riciclaggio, caporalato (cd. reati-spia).

 


L'intervista all'esperto: il sindacalista Franco Zavatti

L’INTERVISTA

Il fenomeno del caporalato

di Laura, Miriam, Iuliana, Aurora

            

 

Modena - Martedì 20.02.2018 ci siamo recate presso la sede della CGIL di Modena. Abbiamo incontrato Franco Zavatti, che ci ha rilasciato la seguente intervista, in un incontro appassionato, cordiale e, al contempo, decisamente interessante.

D - Vorremmo approfondire un fenomeno che si sta manifestando in maniera sempre più allarmante nella realtà economica modenese: il caporalato. Di cosa si tratta?

R - Quando si parla di caporalato, solitamente si pensa o al ruolo del caporale nell’impero romano, che dava ordini agli schiavi, o , ai nostri giorni, ai metodi di sfruttamento tipici dei paesi poveri. Purtroppo, non si tratta di una realtà solo del passato, ma, oltre ad essere presente nei Paesi in via di sviluppo, il fenomeno si sta diffondendo in Italia, non solo nel Sud, ma anche nelle regioni del Nord. Si tratta di un fenomeno caratterizzato dallo sfruttamento irregolare del lavoro. Vengono organizzate squadre di lavoratori, da adibire, ad esempio all’agricoltura, per un orario di lavoro che varia dalle 10/12 ore, con la corresponsione di retribuzioni pari a 5/6 euro l’ora oppure in cambio del rilascio di certificazioni del rapporto di lavoro.

D - Chi è il caporale?

R - Si tratta di un intermediario, che organizza, in un determinato settore del mercato del lavoro, squadre di lavoro, cedendole al datore di lavoro, che sia disponibile a sfruttare la forza-lavoro offerta a condizioni e con modalità tipiche dello schiavismo. Basa la sua fortuna su attività che producono grandi profitti e che sono sotto il controllo della criminalità organizzata, spremendo l’energia lavorativa di migranti e/o clandestini o come braccianti sottopagati messi a disposizione degli agricoltori per la raccolta stagionale nei campi o come operai edili nei cantieri.

D - Chi sono le vittime di tale sistema?

R - Le vittime sono principalmente migranti e stranieri giunti nel nostro territorio, per il fenomeno dei flussi migratori sempre più in aumento. Queste persone vengono sfruttate, in particolare, nel settore agroalimentare e dell’edilizia e sono costrette a vivere in tendopoli nascoste e in condizioni disumane, simili a quelle degli schiavi.

D – Chi sono e come agiscono i caporali?

R - I caporali sono persone, talvolta anche studi professionali, come ad esempio studi di consulenza del lavoro, che traggono illeciti vantaggi promettendo ai clandestini che, se essi lavoreranno per lui, riceveranno un certificato di regolarizzazione. In realtà, l’accordo è fittizio, poiché il caporale li tiene in pugno grazie a questa costante ma vana promessa. Costringe queste persone a lavorare in vere e proprie condizioni di schiavismo, minacciandole di fare del male a loro e alle loro famiglie, qualora si azzardino a parlarne con qualcuno o tentino di chiedere aiuto ai sindacati. Il caporalato si verifica anche in correlazione al fenomeno della prostituzione: le ragazze straniere vengono costrette a prostituirsi attraverso la promessa di  una regolarizzazione che non riceveranno mai.

D - Per quale motivo queste persone accettano tali condizioni di lavoro?

R - “I lavoratori sfruttati accettano perché sono tenuti sotto ricatto. Chi parla rischia di essere ucciso, anche perché non sono registrati come cittadini italiani e nessuno nota la scomparsa di una persona, se quest’ultima per l’anagrafe non esiste. Quando si attuano controlli nei vari ambienti di lavoro, i clandestini devono scappare dai campi e nascondersi per non farsi trovare. È una forzatura definire tali persone dei lavoratori, poiché questi soggetti non sono considerati dei lavoratori, bensì schiavi del lavoro. L’essere umano, prima di essere considerato un lavoratore, dovrebbe essere una persona umana con i suoi diritti, proprio come tutti i cittadini di uno Stato. Questi diritti fino a poco tempo fa apparivano scontati, ma il caporalato con il suo agire criminale li ha spazzati via.

D - Quali sono le zone geografiche e i settori economici più esposti alla pratica del caporalato?

R - “Il caporalato si è via via radicato dalle regioni del Sud fino al Nord d’Italia, compreso il territorio di Modena, nei medesimi settori, anche di carattere stagionale: nell’agricoltura, nella raccolta nei campi, nelle attività economiche dell’agroalimentare, nel settore del turismo ed in quello della logistica”.

D – Come ha appena affermato, il caporalato non è diffuso solo nel Sud, ma si sta espandendo in modo allarmante anche nel Nord Italia. Rispetto a tale fenomeno, qual è la situazione dell’Emilia Romagna, e, in particolare, del territorio modenese?

R - Per rispondere a questa domanda, vi citerò alcuni dati concreti. Per quanto riguarda il lavoro irregolare, l’Emilia Romagna è al terzo posto in Italia con il maggior numero di lavoratori irregolari; le ispezioni hanno denunciato 7965 lavoratori irregolari. In particolare, Modena ha il 53,5% di lavoro irregolare. A livello nazionale, l’Emilia Romagna è al quarto posto per le violazioni di regolamentazione del lavoro, mediante contratti irregolari e fasulli, per la precisione sono state rilevate 527 imprese in regione che applicano contratti falsi. L’Italia ha il 65% di aziende irregolari, questo vuol dire che ad ogni cento ispezioni di aziende italiane, sessantacinque sono aziende irregolari.

D – In che cosa consistono le cooperative spurie?

R – Il fenomeno della cooperativa spuria comporta che tu diventi socio della cooperativa a tua insaputa e senza alcuna prova documentale; contemporaneamente, non hai stipulato alcuna forma di contratto di lavoro, quindi, dal punto di vista della tutela in quanto lavoratore, non hai la copertura del contratto nazionale di lavoro. Pertanto sei un socio, a tua insaputa e senza avere nulla in mano, e non sei lavoratore della cooperativa. Si tratta di una cooperativa fasulla, che, a sua volta, permette il caporalato e altri comportamenti malavitosi, come il riciclaggio, senza essere scoperti e, formalmente, con un’apparenza di regolarità legale. 

D - L’attuale sistema legislativo in correlazione al fenomeno del caporalato: quali tutele?

 R - “Sapete che recentemente è stata approvata dal Parlamento la legge contro il caporalato (Legge, 29/10/2016 n° 199, G.U. 03/11/2016 n.d.r.). L’Italia è il primo Paese europeo ad avere adottato una legge in tema, di grande valore. La legge forse poteva anche essere scritta meglio, ma non è questo il vero problema. L’importante è farla funzionare. Dobbiamo preoccuparci di coloro che presentano le denunce per segnalare i lavori irregolari. Dopo l’entrata in vigore della legge, ci sono state solo tre denunce, tutte le altre inchieste sono state promosse da enti pubblici, dai sindacati o dalla polizia. Ripeto: di iniziative sociali … ce ne sono solo tre.



Chi è Franco Zavatti

Sindacalista della CGIL da sempre in prima linea nel contrasto della criminalità organizzata, ricopre il ruolo di Coordinatore Cgil Emilia-Romagna sicurezze urbane e legalità nel territorio. Si distingue  per l’autorevole competenza sul fronte dei temi relativi all'evasione fiscale e contributiva, al lavoro irregolare e illegale e, in particolare, ai fenomeni di infiltrazione mafiosa e malavitosa nelle istituzioni locali e nell'economia della nostra regione. La sua attività è costantemente impegnata nel rafforzamento territoriale della trasparenza e legalità economica, “della consapevolezza sociale e per convincere "chi sa" a segnalare, raccontare, confessare”, come Franco Zavatti ha dichiarato ripetutamente in interviste e articoli giornalistici.

 


Ricerca on-line

Nel link sottoriportato potete trovare tutti gli articoli pubblicati sugli interventi di Franco Zavatti 


Per saperne di più ...

Il testo della legge n. 199/2016

Download
LEGGE 29 ottobre 2016, n. 199 “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.
legge_caporalato.pdf
Documento Adobe Acrobat 49.7 KB

Siti di approfondimento

Vi proponiamo alcuni siti accreditati aventi ad oggetto l'analisi e l'esegesi della Legge 29 ottobre 2016, n. 199 Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.